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Associazione YANADI
Un altro Mondo è possibile costruiamolo insieme
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GUATEMALA ……

TERRA dei Maya,

“POPOLO del mais”,

POPOLO che ha molto sofferto nella storia,

VITTIMA di una violenta persecuzione che assume sempre più i contorni del genocidio.

POPOLO forte, tenace, che non muore, che vive di speranza e libertà!

UOMINI di MAIS

Dicono i ragazzi che si stanno per sposare:

“Madre terra, dacci da mangiare.
Noi siamo uomini di mais,
siamo fatti di mais giallo e bianco.
I nostri figli cammineranno su di te
e non perderanno mai la speranza che tu ci sia madre”.

Così comincia la preghiera dei futuri sposi.

Parlano poi con il cuore del cielo a cui dicono:

“Padre e madre, cuore del cielo,
dacci la luce, dacci il calore, dacci la speranza e
castiga i nostri nemici,
castiga quelli che vogliono farla finita con i nostri antenati.
Noi, per poveri e umili che siamo, non ti abbandoneremo mai.”

tratto da “Mi chiamo Rigoberta Menchù”, Giunti ed.

UNA CASA PER LE VEDOVE

1. Nazione, Regione, Comune, Diocesi.
Il progetto si realizza nella Repubblica del Guatemala, Centro America, in particolare nel municipio di San Pedro Jocopilas (provincia de El Quiché), situata al confine con il Messico. A livello ecclesiastico, appartiene alla diocesi di Santa Cruz del Quiché.

2. Titolo del Progetto
UNA CASA PER LE VEDOVE

3. Responsabile del Progetto
Responsabile del progetto è il parroco di San Pedro Jocopilas, P.Clemente Peneleu N., coadiuvato dalla Giunta Parrocchiale, che all’unanimità ha decretato la priorità di questo progetto.

4. Descrizione delle condizioni della popolazione,soffermandosi più a lungo sul settore per il quale è richiesto l’intervento
Il Quichè è una regione montuosa situata nella zona centrale del Guatemala, formata da 21 municipi, si estende su 8.378 kmq. (che rappresentano il 7,7% del territorio nazionale) e ha una popolazione, stimata nel 1998, di 567.327 abitanti, con una densità di 67 persone per kmq.
Il Muncipio di San Pedro Jocopilas, a 8 chilometri dal capoluogo dipartimentale Santa Cruz del Quiché, ha una estensione territoriale di approssimativamente 576 kmq. e una popolazione, secondo le stime del 1996, di 32.686 abitanti, dei quali poco più di un migliaio vivono nel municipio, gli altri sono distribuiti in 32 comunità rurali.
La maggioranza (85%) della popolazione del Quiché è indigena di origine maya, appartenente a quattro gruppi etnici: Kiché, Ixhil, Q’eqchí e Poqonchí. La lingua predominante a San Pedro Jocopilas è il Kiché, e solo una minoranza della popolazione è di origine ladina (meticcia) e parla lo spagnolo.

Il dipartimento de El Quiché è stato uno dei più colpiti durante gli anni della guerra civile. Si può parlare con certezza di “genocidio maya”. La maggioranza della popolazione è stata ferita dallo scontro armato, e più dell’80% è stata vittima diretta della violenza, sia perché ha perso qualche familiare e i propri beni, sia perché e’ stata costretta a lasciare la zona per salvare la vita e a rifugiarsi nella capitale o in Messico. Gli anni della guerra hanno colpito duramente anche la popolazione di San Pedro Jocopilas: furono uccise le autorità riconosciute dalle comunità, bruciati i raccolti, abbattuti gli animali, fu profanato tutto quanto vi era di più sacro, anche i luoghi di culto e le tombe dei morti. L’antica chiesa parrocchiale fu occupata dall’esercito dal 1980 al 1986, gli anni più duri della repressione, quando essere catechisti, possedere una Bibbia e un rosario voleva dire rischiare la vita.
Secondo i dati della Commissione REMHI per “il recupero della memoria storica”, nel Quiché l’Esercito, le Pattuglie di Autodifesa Civile (PAC) e la guerriglia hanno commesso 266 massacri dei 422 registrati a livello nazionale. Nella regione ci sono oltre 300 cimiteri clandestini in cui venivano sepolte le persone uccise dai gruppi armati che si contendevano il territorio. Non si sa ancora con esattezza il numero dei morti né il loro nome. Quanto prima devono iniziare anche nel Quichè le esumazioni, a carico della Fondazione di Antropologia Forense del Guatemala, per identificare le vittime con la prova del DNA e darle una sepoltura secondo i rituali religiosi della comunità.
Proprio dietro la chiesa parrocchiale di San Pedro Jocopilas, c’è un cimitero clandestino dove sono sepolte 27 persone, tra cui donne e bambini.
Con la firma degli Accordi di pace (dicembre 1996) la situazione è un po’ migliorata, parte della popolazione è tornata alla propria casa e ha ricominciare a vivere pur tra mille difficoltà e traumi psicologici. Ma per tanti non è rimasto più nulla del poco che possedevano.
Anche il dopoguerra è difficile in Quiché, le enunciazioni degli accordi di pace non sono ancora state tradotte in leggi, vige l’impunità per tanti crimini e sono riprese le violenze, gli assalti e i furti. Continua la violenza politica e ancora mira a decapitare le comunità dei suoi leader: dirigenti indigeni e catechisti. Ancora due anni fa a San Pedro sono stati uccisi quattro catechisti impegnati nella promozione dei diritti umani.
La violenza politica si è accanita anche contro le donne, vittime di ogni atrocità. Secondo i dati contenuti nel Rapporto REMHI, ogni dieci donne violentate, una era bambina e tre ragazze.
La guerra ha lasciato anche un alto numero di orfani, di ragazze madri e di vedove. Nella parrocchia di San Pedro sono state censite oltre 300 vedove, alcune ancora minacciate per l’impegno dei loro sposi e spesso costrette a vivere nascoste e lontano dalla loro terra.

5. Descrizione del progetto e preventivo dettagliato della spesa con l’aggiunta di foto
Il presente progetto ha lo scopo di costituire un “Fondo Parrocchiale per le attività caritative” nella Parrocchia di San Pedro Jocopilas, e destinare gli aiuti alla costruzione delle abitazioni per dieci vedove tra le più bisognose. Non è prevista nessuna forma di aiuto governativo per queste donne che hanno perso il marito negli anni della guerra civile e in quelli immediatamente successivi.
La Parrocchia ha visto in loro una priorità, pur tra tante necessità urgenti, perché queste donne possano ricostruirsi la vita.

6. Apporto della popolazione all’elaborazione e alla realizzazione del progetto
La parrocchia di San Pedro ha sempre espresso un forte senso comunitario, sia a livello di organizzazione che di partecipazione alle attività che vanno in beneficio delle persone più bisognose. Un valore molto forte del popolo Maya è proprio il senso di solidarietà.
La popolazione di San Pedro Jocopilas, attraverso la Giunta Parrocchiale, si impegna a collaborare alla realizzazione del progetto, avendolo riconosciuto come priorità, nel difficile cammino di riconciliazione, per l’anno pastorale 2000-2001, quale frutto del Giubileo.
La comunità mette a disposizione la terra, che ha già acquistato, e si impegna nella raccolta di materiali per la costruzione, oltre a garantire la manodopera non qualificata e parzialmente quella qualificata per la costruzione.


PREVENTIVO
Apporto della Comunità :
- terra : in totale sono 10.000 metri quadrati per un valore di 200.000 Q pari a circa 25.000 $.
- materiali : legno, pietre, sabbia, per un valore approssimativo di 200 $ per ogni casa (totale 2.000 $ pari a 16.000 Q)
- elaborazione progetto da parte di un tecnico che costa 40 Q (5 $ ) al giorno.
- manodopera non qualificata (3 o 4 operai) che costano 25 Q al giorno.
- Tempo previsto per la durata del lavoro: 2 mesi.

Contributo richiesto:
1.000 US$ per ogni casa, per 10 case, totale 10.000 US$. che si userà per comperare :
- cemento
- materiale ferroso
- serramenti
- la copertura dei tetti


7. Vantaggi che deriveranno alla gente quando il progetto sarà completato. Possibilità di continuazione del progetto attraverso l’autogestione e l’autofinanziamento.
Le donne in San Pedro hanno sofferto molto, sono state costrette a subire violenze fisiche e psicologiche, ad abbandonare la casa e la terra e vivere per anni sulle montagne con i figli. Al ritorno nella propria comunità, in alcuni casi dopo 15-20 anni, non avevano più nulla, né terra, né casa, né animali, ed erano vedove, con bambini da crescere.
Il presente progetto ha lo scopo di aiutare concretamente dieci donne vedove, reubicarle in un luogo sicuro e dignitoso permettendo loro di vivere e lavorare.

8. Indicare se nella comunità ecclesiale esistono attività caritative e come si concretizzano.
Pur essendo la popolazione del Municipio nella sua grande maggioranza molto povera, all’interno della Parrocchia di San Pedro Jocopilas sono organizzate da anni delle attività caritative a favore della gente più bisognosa, che si realizzano sia mediante raccolte di denaro per fare fronte alle necessità più urgenti sia mediante aiuto reciproco.


9. Impegno ad inviare documentazione, anche fotografica, del progetto realizzato.
Il parroco e la Giunta Parrocchiale, responsabili del progetto “Una casa per le vedove” si impegnano a inviare la documentazione dello svolgimento dei lavori, corredata da fotografie ed ogni altra informazione tesa a dare giustificazione dell’utilizzo del denaro ricevuto.

10. Indirizzi del tramite in Italia
Daniela Sangalli, via Don Giovanni Calabria 19, 20132 Milano